Un po’ di 2.0 in più e la pillola va giù.

http://ischool.startupitalia.eu/36669/education/competenze-buon-insegnante/

Entrando nel link qui sopra riportato si può vedere quali sono le 33 competenze informatiche che un buon insegnante dovrebbe avere. Ogni immagine è interattiva e si possono ricavare utili informazioni. Qui sotto solo un’immagine non interattiva. Prima di proseguire nella lettura, cliccate nel link e leggete un po’. E’ divertente!

33competenze

Non sarebbe fantastico che un insegnante avesse tutte queste competenze? Anche solo una parte? Che bella idea! Come metterla in pratica?

Esistono condizioni senza le quali spesso le idee rimangono, appunto, idee. Qui non si tratta di accontentarsi del pensiero. Come trasformare un’idea in realtà?

Condizione n. 1: possibilità di connessione in classe (per gli studenti, non solo per l’insegnante, quelle rare volte che un adsl da preistoria funziona!). Gli studenti, innanzitutto, dovrebbero possedere un proprio computer (o tablet che sia), ideale se fornito dalla scuola, sarebbe veramente per tutti. Questa sarebbbe la condizione ideale, ma ne siamo molto lungi, viste le problematiche relative alla banda larga (fantasmagorica) o, semplicemente, all’interesse dei dirigenti scolastici alla didattica, imperniciati in tanta burocrazia dalla quale poco si destreggiano e che, nel migliore dei casi, rimane l’unico compito da assolvere. Il resto, non sembra così importante. Ma qual è il punto di partenza/arrivo? A volte vengono un pochino confusi, quando si tratta di rivedere il modo di insegnare, poi, troppa fatica. Voce del verbo arrangiarsi.

E così continuano le noiose, quantomai superate, lezioni frontali, a cui ormai nessun alunno/studente (discente sarebbe il termine consono), o pochissimi con dna giurassico, vuoi per educazione o per semplice rispetto verso quel malcapitato insegnante o perchè lo stesso adulto è in grado di farselo dare – il rispetto – da subito (non è così automatico, soprattuto in un istituto superiore, magari professionale o tecnico, eh, in cui può capitare di aver a che fare con persone pensanti)… a cui ormai nessuno dei discenti – dicevamo – sopravvive per più di 5-10 minuti!

Un po’ di luce sul grande problema di questa buona scuola italiana, da ormai quasi un ventennio. Prologo: prima del 1999 il sistema di reclutamento dei docenti funzionava a meraviglia. C’era un concorso: o lo si passava o si rimaneva esclusi.  A dirla tutta anche il 2012 ha visto l’istituzione di un concorso, con una preselezione con test psico-attitudinali che con l’insegnamento non c’entravano proprio nulla! Poi, tra buchi di bilancio da coprire e incompetenze di vari miinistri susseguitesi come onde anomale si è arrivati all’istituzione di costosissime scuole di specializzazione post laurea che cambiano nome come si cambia di camicia – ssis, pas, tfa. Ma tremila euro di scuola, per uno che il lavoro lo sta cercando? (Aggiungiamo pure che ci sarà anche un concorso, il cui bando uscirà a dicembre di quest’anno, sembra). No comment. Prima, ormai insormontabile, purtroppo reale (questa, sì, ahinoi) assurdità. Senza aggiungere il fatto che tutto questo ha portato a stratificazioni di graduatorie che nulla hanno da invidiare alla stratificazione geologica del territorio e che neanche la bomba atomica potrebbe dissolvere. Solo dei governi seriamente competenti, quanto meno non inconcludenti e con programmi che veramente mirassero al lungo periodo e all’interesse nel salvaguardare un’offerta formativa ancora tra le migliori del globo terrestre. E, come Penelope, aspettiamo il ritorno ad Itaca di Ulisse. Quando si ama, si sa, la speranza è sempre lì e rende tutto più sopportabile.

Poi, a settembre, di anno in anno non si sa MAI nulla. E i docenti che iniziano a buttar giù uno scheletro di orario a inizio mese, devono stravolgerlo poco dopo perchè le nomine di supplenti (che sono sempre troppi) arrivano ad anno scolastico inoltrato. E la macchina dell’istruzione trova un vero precario equilibrio a novembre, dicembre… Intanto siam tutti in attesa delle vacanze natalizie e così ci prendiamo una pausa dalla pausa. Comunque ad ottobre si riesce ad avere un orario definitivo e un piano di lavoro annuale pure. Magari a novembre, con calma, ma arriva anche quello. Eh, già. La situazione, comunque, è ben più complicata di così’.

Ma torniamo al nostro 2.0 in didattica e al nostro malcapitato insegnante con le sue 33 competenze digitali.

Condizione n. 2: gli insegnanti giovani e meno giovani, imparino l’uso delle TIC a scopo didattico! Ci sono colleghi, vicini o meno alla pensione (beati loro!) che non hanno un minimo di competenze informatiche, ma neanche accender/spegnere un pc? Questo non è ammissibile. Oggi come oggi è un forte handicap. Si divertirebbero molto di più a insegnare in questo terzo millennio che sta arrancando da tutte le parti. Ne ho veramente le beeeep piene a sentir colleghi dire che sti ragazzi non studiano, che fatica insegnare, ecc. ecc. e vederli uscire da una lezione come indiana jones nel tempio maledetto. Smettetela di sedevi in cattedra e seguire pedantemente il libro e parlare solo voi per tutto il tempo. Al limite fare uno stupido esercizietto proposto da qualche manuale a cui siete affezionati dai tempi del liceo! Ma avete ancora bisogno di essere voi al centro dell’attenzione? Fate fare la lezione ai vostri alunni: loro si divertono e voi pure, oltre che ad uscire da un’ora ricaricati, anzichè come cani randagi, splenderete e sprizzerete gioia da tutti i pori. Autopapprendimento, apprendimento collaborativo, sono tante le strategie che si possono attuare. Basta sperimentare un po’, poi si trova la strada. E ci si diverte un mondo a far da regista a degli attori che producono loro stessi ciò di cui hanno bisogno. Non occorre avere tutte le competenze informatiche di cui parla questo formidabile link, Basterebbe aprirsi un po’ ed entrare nel nuovo millennio con una mutata conspevolezza. I social network a scuola? Non sia mai che si usino a scopo didattico! Controllo della cronologia in aula informatica (se si è fortunati a lavorare in una scuola che ne abbia almeno una e funzionante, magari 600 studenti con precedenza a informatica e matematica, ovvio): i ragazzi sono entrati in youtube e facebook. Oddio che insegnante poco serio! Spero che qualcuno si ravveda e inizi un percorso diverso… è il mio augurio per un successo personale, in mezzo al caos di questa scuola. Ma la vera scuola la si fa costruendo interessi in classe. E quel che avviene fuori, lasciamolo dov’è. Con questa generazione di nativi digitali, il sapere si può costruire anche con l’uso dei social a cui sono così legati. Anzi, imparerebbero molto meglio a destreggiarsi in questi vortici elettronici e li userebbero con consapevolezza e imparando pure! Una magia.

Imparate come i vostri alunni vorrebbero imparare. Semplice, se già non lo sapete: chiedete loro! Ma poi, le competenze, dovrebbero essere vostre. Ok, la buona scuola non può pensare anche a questo. Basterebbe prendere esempio da chi già lavora così. Ci sono scuole pilota in italia e le scuole nordiche sono un esempio per tutti (vedere qui accanto l’articolo “L’insegnamento del terzo millennio” e navigando più approfonditamente nel link sopra proposto).

Sempre, ovviamente, che siate fortunati a trovarvi in un istituto scolastico in cui ci sian dirigenti con il pallino, oltre che per la burocrazia, anche per la didattica. In una scuola minimamente informatizzata. Altrimenti, si fa quel che si può, tra cartaceo e dialoghi mimati o teatrini in classe e ricerche a casa… Intanto prendiamo atto del meglio e cerchiamo di divulgare buone prassi. A volte, per prendere la rincorsa, si fanno due passi indietro e solo uno in avanti. L’importante è che ciò avvenga. Non stare impalati. Sono i pezzi necessari per costruire nuovi ponti e battere nuove strade senza trovarsi nel quarto millennio ancora agli stessi passi.

Approfondimenti:

https://insegnantiduepuntozero.wordpress.com/

https://didattica.wordpress.com/

Per idee sulle mappe concettuali:

http://libroblog.altervista.org/a-mappe-concettualimentalischemi/

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